Primo traguardo annuale per arimaslab, la nuova società approda al Jova beach Party di Rimini

By Luglio 18, 2019ArimasNews

Rimini – #arimaslab, la nuova società che ho avuto l’onore di fondare insieme al CMO Mauro Tardelli, ad un anno esatto dalla sua nascita, 18.07.2018, è fiera di partecipare all’evento attraverso la realizzazione di #infografiche e video di sensibilizzazione ambientale per il #WWF durante il #jova beach party”. Con queste parole l’ing. Maurizio La Rocca ha salutato il primo anniversario per la start up innovativa che si è subito fatta apprezzare dapprima nel centro Italia ed ora a livello nazionale ed estero. La società innovativa in particolare si è caratterizzata per le performances intuitive ed uniche per effetti e resa d’immagine rispetto agli obiettivi da comunicare.  Ma arimas infatti, non solo partecipa con la propria consorella arimaslab, ma lo fa anche attraverso la fornitura di soluzioni innovative agli Operatori Telefonici Nazionali di spicco, quale leader italiano nel mondo delle Telecomunicazioni. Dunque nella tecnologia i traguardi possono anche essere veloci se si riesce a stare al passo con le continue evoluzioni che determinati settori comportano. “La nostra formula vincente – prosegue La Rocca – è il modo di fare le cose. Il nostro ragionamento di impostazione nei progetti deve saper interpretare chi legge i messaggi, in video, audio, nei contenuti in generale e soprattutto in una grafica avanzata che può dare risultati a dir poco strabilianti. La nostra soddisfazione per #arimaslab è il premio per un impegno costante e quotidiano basato sulla reattività e sulla serietà di un lavoro che per noi rappresenta l’evoluzione nel terzo millennio avanzato che cogliamo in ogni minuto delle nostre attività di studio, di ricerca e di programmazione. Il team – conclude La Rocca – è importantissimo, oggi più che mai il successo arriva a persone che sono in grado di portare avanti idee con fermezza, determinazione  ma soprattutto mettendosi in gioco con le competenze specifiche nei diversi settori del marketing e della comunicazione avanzata”.

L’INTERVISTA A JOVANOTTI:

Al Jova Beach Party e ai suoi partecipanti va riconosciuto del coraggio- afferma  Jovanotti alias Lorenzo Cherubini –  perché dal mio punto di vista ci vuole coraggio e pure un po’ di follia per chiudersi in una spiaggia con il mare recintato e controllato da moto-vedette della Polizia per più di 12 ore, circondato da altre 49.999 persone praticamente nude, sudate e affamate che condividono con te la sorte e soprattutto l’ossigeno. Ho aspettato un po’ a scrivere questo reportage — ovvero il resoconto della prima data del Jova Beach Party, mentre questo carrozzone ambulante si prepara per la quarta tappa — perché come Jep Gambardella mi sono seduto sul divano a gustarmi le infinite polemiche che un tour può scatenare. In questi giorni, se avete una connessione internet, avrete per forza empatizzato con il Fratino schiacciato a Rimini e disperso (erano 4 prima dell’inizio del concerto, a oggi se ne contano 3), con le spiagge lasciate peggio di come erano state trovate (a quanto si dice su Twitter: non ho avuto l’ardire giornalistico di aspettare il mattino successivo a controllare lo stato del bagnasciuga), ma soprattutto a godere delle idee che danzano, che portano dei “volontari” (in realtà “retribuiti” con un cappellino e una maglietta a marchio Coop Beach Party) che lavorano gratis per assistere al concerto del nuovo Ron Hubbard. Sì, perché l’impressione — simile a quella che si provaun concerto di Vasco — è di essere entrato non solo a un concerto, ma a un rito per fedelissimi che non aspettano altro che il loro idolo e parli con e per loro. A confermare quest’impressione matrimoni replicati con una fascia da sindaco zebrata, video trasmessi da maxi schermi in cui Jovanotti ci convince di essere degli eletti incaricati a pulire la spiaggia e a rendere questi posti migliori di come li abbiamo trovati etc. etc. Neppure la pioggia sembra poter frenare la carica missionaria di Jovanotti, che continua imperterrito davanti a brevi diluvi e accenni di trombe d’aria, che a una certa si arrendono e fanno proseguire lo spettacolo. Ecco, appunto, lo spettacolo. Al di là del contesto, che è quello descritto finora, complice probabilmente il fatto che mi sono goduto il tutto dalla Terrazza Martini e non tra asciugamani e polvere, ma soprattutto con in mano il nuovo Martini Fiero (bevuto responsabilmente 😉 ), ciò che accade sul palco funziona e anche bene. Sì, è vero, può essere che nonostante sia 25 anni che cerchiamo di far capire a Jovanotti che lui con ‘sta roba non c’entra molto, ci ritroviamo Lorenzo Cherubini a fare freestyle su In Da Club di 50 Cent o mixare California Love con A te (potrebbe non essere andata esattamente così, ma questo è il percepito). C’è tutto un percorso sulle 3 ore che il nostro Bruce Springsteen (scheeeeeerzo) passa sul palco, prima al fianco di Benny Benassi ricordandoci che è questa la vita che sognava da bambino, per arrivare ai grandi classici (suoi e di altri come Danza Kuduro).

La festa in spiaggia per salvare l’ambiente — sulla carta, ma sarà davvero così? davvero 50mila persone direttamente sulla spiaggia, anche con tutti i buoni propositi del mondo, fanno meno male a quell’ambiente di molte meno persone più libere e più controllate? — è anche l’occasione per rispolverare il “Jovanotti politico” tipo Salvami e affini. È un bel viaggio nel tempo, che se anche solo per sbaglio vi siete ritrovati a pensare “oh, non male ‘sto pezzo di Jovanotti” magari non avete avuto il coraggio di dirlo ad alta voce, ma sotto il palco che ci crediate o no vi commuoverete (a me è successo di saltare energicamente su Tanto3).

La furbizia di Jovanotti sta nell’aver costruito qualcosa che in qualunque altra location non starebbe in piedi, mentre in spiaggia in qualche modo trova un suo senso, il problema sta a monte, ma non voglio essere a io a espletarlo, controllate gli hashtag su Twitter e capite se chi critica ha torto o ragione. (fonte: https://www.esquire.com/it/cultura/musica/a28395427/jova-beach-party-com-e/)